Di cosa parliamo davvero quando parliamo di povertà energetica?

Parliamo dell’ansia al pensiero della bolletta, certo, ma come simbolo di un fenomeno sociale ed economico più ampio e complesso, che negli ultimi anni è divenuto ancora più urgente a causa della crisi pandemica, economica ed energetica, raggiungendo direttamente o con la sua eco ciascuno di noi.

Vivono in povertà energetica tutte le persone che non possono permettersi un livello minimo di servizi energetici per le loro esigenze quotidiane, come riscaldamento, raffreddamento, illuminazione e uso di apparecchiature elettriche essenziali. Il fenomeno è determinato dalla combinazione di tre fattori principali: prezzo elevato dell’energia, basso reddito del nucleo familiare e inefficienza dell’abitazione e degli elettrodomestici dal punto di vista energetico.

Una combinazione tristemente diffusa: basti pensare che secondo l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), nel 2021 sono 2,2 milioni le famiglie italiane che si trovano in tale condizione – l’8,5% del totale, in aumento rispetto all’8% del 2020. In Europa una famiglia su quattro dichiara di non potersi permettere un adeguato riscaldamento, raffreddamento o illuminazione nella propria abitazione.

Affrontare questo problema è una sfida prioritaria, soprattutto in un momento in cui è in atto uno sforzo collettivo verso la transizione ecologica. Il Green Deal europeo, il piano globale di crescita dell'Unione Europea per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, esplicita la necessità di affrontare la questione in modo prioritario, per garantire una transizione giusta per tutti. Tra le misure che possono fare la differenza figurano incentivi finanziari, sussidi per l'efficienza energetica e programmi di installazione di sistemi solari per le famiglie a basso reddito. Quest’ultimo punto ci interessa particolarmente: è bene ricordare che, in un quadro generale che ha visto il costo delle rinnovabili scendere dell’89% dal 2010, l’energia solare si colloca come la più economica in assoluto.

In Italia giunge proprio nel 2024, dopo due anni di attesa, la nuova normativa che prevede incentivi per 5,7 miliardi destinati ai territori per finanziare la produzione e la condivisione di energia rinnovabile. Un passo fondamentale per il settore, che contribuirà notevolmente a sollevare tante famiglie dalla condizione di povertà energetica e il nostro Paese dalla dipendenza dalle fonti fossili, inquinanti, costose ed esposte alla volatilità di scenari geopolitici che ne mettono a rischio l’approvvigionamento e ne influenzano il costo.

Ma soprattutto un passo verso l’idea che l’energia sia un diritto fondamentale e che le fonti rinnovabili giochino un ruolo primario nel garantirlo, a riprova del fatto che il loro impatto è tanto positivo sul piano ambientale quanto su quello sociale. A Solarfast sogniamo un mondo in cui la bolletta non è più fonte di ansia, per nessuno. E ogni giorno, con il nostro lavoro, contribuiamo a realizzarlo.

Ci sono notizie così importanti che la loro eco risuona a lungo. Quelle sugli esiti della COP 28, svoltasi a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 sono senza dubbio tra queste. Oltre 90.000 delegati, compresi gli Stati membri (o parti) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), si sono ritrovati per presentare proposte, condividere dati scientifici, indicare le strategie e fissare le azioni per raggiungere gli obiettivi di contenimento delle temperature globali.

Questa COP è stata a priori molto criticata per la presenza nutrita e contraddittoria di grandi produttori di combustibili fossili, ma a posteriori molto applaudita per l’accordo inaspettato con cui si è conclusa che, per molti segna “l’inizio della fine” dell’era dei combustibili fossili e getta le basi per una transizione rapida, giusta ed equa.

Ci si riferisce in particolare a un passaggio del testo finale condiviso da tutte le parti coinvolte, anche se con un giorno di ritardo a causa delle molteplici posizioni discordanti che hanno animato il dibattito. Il passaggio chiede “l’abbandono dei combustibili fossili nei sistemi energetici, in modo giusto, ordinato ed equo, accelerando l’azione in questo decennio critico per raggiungere lo zero netto entro il 2050 in linea con la scienza”: si tratta del primo riferimento ufficiale, per quanto vago, al tanto urgente impegno di phase out dai combustibili fossili, responsabili delle emissioni che causano il riscaldamento globale.

Questo passaggio è senz’altro un atteso punto di svolta, ma per quanto concerne il settore delle energie rinnovabili l’aspetto più significativo e promettente emerso dalla COP 28 è senza dubbio l’impegno sottoscritto da oltre cento paesi di triplicare la capacità delle energie rinnovabili entro il 2030 portandola ad almeno 11.000 GW entro il 2030, raddoppiando il tasso medio annuo globale di miglioramento dell’efficienza energetica (dal 2% a oltre il 4% su base annua) fino al 2030.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nel suo discorso di presentazione dell’accordo del il 2 dicembre, ne esprime perfettamente la portata storica, definendolo un messaggio di speranza a tutte quelle persone che hanno bisogno di energia accessibile e a basso costo per tenere le luci accese senza inquinare l'aria o per preparare i pasti senza respirare fumi nocivi. (…) Come è noto, l'energia più economica al mondo è quella che non viene utilizzata. Per questo abbiamo fissato l'obiettivo di raddoppiare l'efficienza energetica entro il 2030. E le fonti di energia più economiche al mondo sono le energie rinnovabili. L'energia solare, ad esempio, è oggi dieci volte più economica di dieci anni fa. E le energie rinnovabili creano nuovi e buoni posti di lavoro. Oggi nel mondo ci sono più lavoratori nel settore dell'energia pulita che in quello dei combustibili fossili (…) con questi obiettivi inviamo anche un chiaro messaggio alle industrie e agli investitori. Stiamo fornendo loro chiarezza e prevedibilità sul futuro, sulla direzione di marcia.

La crescita della capacità di energia rinnovabile a livello mondiale nel 2023 è stata del 50%, raggiungendo quasi 510 gigawatt (GW), con il fotovoltaico a rappresentare circa tre quarti delle nuove aggiunte. La Cina, in particolare, ha mostrato un aumento impressionante, ma anche in Europa, negli Stati Uniti e in Brasile si sono registrate crescite record: e noi, a Solarfast, non potremmo essere più orgogliosi di essere con il nostro lavoro parte attiva da oltre 15 anni di questo grande e necessario cambiamento globale, che con gli impegni della COP 28 non potrà che diventare ancora più rapido e diffuso.

L’Enea, in seguito all’analisi trimestrale sul sistema energetico, descrive il panorama italiano del 2023: “Consumi sostanzialmente stabili (-0,3%) nel terzo trimestre dell’anno, ma forte contrazione delle emissioni di CO2 (-8%) per il minore utilizzo di fonti fossili e il significativo aumento delle rinnovabili. Stime preliminari per l’intero 2023 indicano un calo dei consumi di circa il 3% e delle emissioni di circa l’8%”. 

Una situazione certamente favorevole, per un futuro sempre più sostenibile. 

Seguendo i dati forniti dall’Agenzia, c’è stato un miglioramento anche dell’Ispred, indice della transizione energetica in rapporto a prezzi, emissioni e sicurezza degli approvvigionamenti. L’indice è aumentato del 48% rispetto al 2022. 

Il coordinatore dell’analisi, Francesco Gracceva, ha evidenziato il fatto che l’andamento dei consumi è attualmente in linea con l’andamento di Pil, produzione industriale e clima. La situazione è dunque migliorata e il calo delle emissioni nel terzo trimestre del 2023 è determinato in particolare dai settori Ets, ovvero l’industria energivora e la generazione elettrica. 

Secondo i dati di Enea, le energie fossili hanno subito un calo di circa 1,5 Mtep. Il carbone è sceso del 40%, mentre le rinnovabili sono salite del 20%: da registrare, in questo, la ripresa dell’idroelettrico.

Nonostante le buone prospettive per il futuro, Gracceva di Enea riporta che: “l’incremento della quota di FER sui consumi finali, che a fine anno dovrebbe raggiungere il target del 20,5%, superando il massimo storico del 2020, non è ancora in linea con la traiettoria necessaria a raggiungere il nuovo obiettivo del 40% al 2030”.

Il paese comunque si affaccia ad una situazione stabile per l’inverno 2023-2024. Questo grazie anzitutto al riempimento di stoccaggi che tocca attualmente valori record.

Inoltre, secondo i dati di Enea, l’Italia sta avendo un cambiamento progressivo per quanto riguarda l’affidamento a nuovi partner energetici: “nei primi dieci mesi del 2023, infatti, il drastico crollo delle importazioni di gas russo (la cui media giornaliera è scesa a 8 mln di m3, rispetto  ai 77 del 2021 con un calo di circa il 90%) è stato compensato da aumenti significativi di tutte le altre fonti di approvvigionamento (+16 mln di m3/giorno il GNL nel 2023 rispetto al 2021, +14 mln di m3/g il gas dal Nord Europa, +8 mln di m3/g il gas algerino e azero)”.

Altro fattore positivo è il ricorso alle fonti non rinnovabili, dato che continua a diminuire: in media, al giorno, gli italiani hanno “richiesto” 30 milioni di metri cubi in meno da gennaio a ottobre rispetto al fabbisogno del 2021.

Nonostante ciò, secondo l’Agenzia occorrerà monitorare il passare dei mesi perché con temperature più rigide “potrebbero evidenziarsi criticità”.

Altri dati interessanti derivano dalle tecnologie per la decarbonizzazione. Un problema che ne deriva è sicuramente quello dello sbilanciamento commerciale: “nel primo semestre 2023 il disavanzo ha superato i 3 miliardi di euro, pari a quasi l’80% del deficit registrato nell’intero 2022, con il peso del saldo commerciale sul Pil che ha raggiunto lo 0,32% (era allo 0,2% nel 2022)”. 

Un altro rischio è quello di resistere in un settore così competitivo, per quanto riguarda l’Italia: “il vantaggio tecnologico del paese risulta assai consolidato nell’edilizia (con valori dell’indice di specializzazione stabilmente superiori a 1,3 nel corso dell’ultimo ventennio), ma tende a declinare nell’industria, presentando negli ultimi anni valori appena intorno all’unità”.

In generale, non si può dire che la situazione non presenti difficoltà, ma ciononostante lo scenario per il futuro energetico del Paese è in progressivo miglioramento. 

Fonte: EnergiaOltre.it

Non si tratta di un’utopia: dopo sei anni di esperimento, da parte dei ricercatori delle Università di Surrey e Swansea in Regno Unito, si è dimostrato che è possibile realizzare pannelli solari leggeri e a basso costo adatti a produrre energia da inviare dallo spazio a terra. 

Gli scienziati del Centro per la ricerca sull’energia solare dell’Università di Swansea hanno sviluppato nuove celle solari al tellururo di cadmio (CdTe) che, pur non essendo prive di criticità, assicurano leggerezza, potenza ed economicità.

In principio, il progetto iniziale prevedeva un esperimento della durata di un anno, mentre l’effettiva ricerca è durata cinque anni in più rispetto a quanto previsto. I ricercatori hanno dimostrato che il fotovoltaico a film sottile del team può resistere al vuoto, alle dure condizioni termiche spaziali e alle aggressive radiazioni ionizzanti.

Con l’obiettivo di testare la resistenza della tecnologia all’ostile ambiente spaziale, il team di scienziati ha depositato il CdTe direttamente su un vetro qualificato per lo spazio. Ha realizzato quattro prototipi di celle solari, che sono diventati parte del carico utile sperimentale, sviluppato da CSER e dal Surrey Space Center (SSC), per il lancio dell’AlSAT-1N CubeSat, spedito in un’orbita il 26 settembre 2016.

Dopo questi sei anni di ricerca e sperimentazione,il professor Craig Underwood dell’Università del Surrey ha affermato che:  “(...) La tecnologia delle celle solari a massa ultra-bassa potrebbe portare alla realizzazione di grandi centrali solari a basso costo dispiegate nello spazio, inviando energia pulita sulla Terra. Ora abbiamo la prima prova che la tecnologia funziona in modo affidabile in orbita”. 

Fonte: Rinnovabili.it

La nuova pubblicazione trimestrale del GSE traccia la crescita del comparto fotovoltaico: in 9 mesi aggiunti 3,5 GW di nuova potenza elettrica solare grazie ad oltre 280mila impianti. A giorni siamo in attesa del nuovo decreto per sostenere l'agrivoltaico e altri importanti interventi legislativi.Infine la conferenza di Elettricità Futura, alla presenza di Terna, Enea e GSE ribadisce l'obiettivo di coprire entro il 2030 l'84% di risorse da fonti rinnovabili. Non si puo dire che l'impegno del Ministero dell'ambiente e di tutti i player in gioco non stia dando risultati concreti anche se ovviamente sono molti gli impegni e le promesse che andranno mantenute nei prossimi anni.

Tornando alla prima notizia, in solo nove mesi e la nuova potenza degli impianti fotovoltaici in Italia ha eguagliato la crescita del 2015/2021.
L’exploit che sta caratterizzando il comparto solare nazionale non è una sorpresa e, anche se oggi si teme una brusca frenata con la fine del Superbonus, il segmento continua a mostrare una buona dinamicità. A rivelarlo sono gli ultimi dati di InFotovoltaico, la pubblicazione trimestrale del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) resa disponibile il 17 novembre. Il documento aggiorna i dati del comparto al 30 settembre 2023 e rivela i dati su nuova capacità aggiunta e potenza totale installata nel Belpaese.

Nuova capacità fotovoltaica 2023 in Italia

In nove mesi gli impianti fotovoltaici in Italia sono cresciuti di ben 283mila unità, pari ad un più 124% rispetto ai primi nove mesi del 2022. Tali sistemi corrispondono ad una nuova capacità fotovoltaica di 3,5 GW (+115%), vero e proprio record degli ultimi anni. Basti pensare che nel 2019 il Belpaese aveva installato a malapena 750 MW solari. Il che significa che oggi la nazione può vantare una capacità fv totale cumulata di oltre 28 GW.

Ovviamente il comparto è ben lontano dai picchi dell’era d’oro del Conto Energia, Il segmento che ha trainato il mercato in questo 2023 è quello degli impianti solari di piccola taglia, residenziali e non. Nel dettaglio da gennaio a settembre, sono stati messi in esercizio oltre 253mila sistemi di potenza compresa tra 3 e 20 kW, per una capacità complessiva di 1,66 GW. Il motivo dietro questa crescita? Si tratta ancora dell’effetto Superbonus, ma qualcosa sta cambiando anche su scala utility. In questi nove mesi abbiamo aggiunto alla rete 117 grandi impianti (taglia da 1 MW ad oltre 5 MW) per una capacità totale cumulata di 493 MW.

La produzione degli impianti fotovoltaici in Italia

Nei primi nove mesi dell’anno gli impianti solari in Italia hanno generato 25.643 GWh, dato in crescita del +7,3% rispetto all’intero anno precedente. Di questo totale, 6.114 GWh è la quota in autoconsumo, ossia quella parte di energia fotovoltaica generata e consumata dal produttore senza essere messa in rete. Anche in questo caso il dato appare in crescita (più 16,6%) rispetto all’intero anno 2022.

In termini di produzione territoriale le Regioni con il dato più elevato appaiono essere, in ordine: Puglia (3.435 GWh), Lombardia (3.028 GWh), Emilia Romagna (2.500 GWh) e Veneto (2.462 GWh). Scendendo di scala, il documento del GSE mostra come le province con risultati di producibilità migliori siano: Ragusa, Agrigento e Sud Sardegna (circa 1.025 ore di funzionamento), per una media poco inferiore a 3,8 ore/giorno.

Leggi qui i dati GSE sugli impianti solari in Italia

Fonte: Rinnovabili.it

Il GSE ha aggiornato le “Istruzioni Operative per la gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici degli impianti incentivati in Conto Energia”. Queste linee guida recepiscono le diverse novità normative introdotte dalla legge 41 del 21 aprile scorso sulla possibilità di rateizzare, in cinque anni, la quota da versare al sistema collettivo in caso di adesione.

Con la nuova versione, pubblicata online, il gestore ricorda ai soggetti responsabili degli impianti incentivati in Conto Energia che il termine ultimo per comunicare la loro adesione a uno dei sistemi collettivi qualificati ai sensi della normativa vigente è stato fissato al 30 giugno 2024. In caso di mancata adesione al sistema collettivo, il GSE provvederà al trattenimento delle quote a garanzia secondo le modalità indicate nelle Istruzioni Operative. Il GSE ricorda ai soggetti responsabili che sono state riavviate le attività propedeutiche per il trattenimento delle quote a garanzia per coloro che non provvedono all’adesione al sistema collettivo. A tal fine è possibile consultare il prospetto degli importi economici nella apposita sezione del portale “Gestione componenti di impianto e quote Raee”. 

Inoltre, il Gestore sta avviando una fase di confronto tecnico sull’implementazione della disciplina dei Raee derivanti dai pannelli fotovoltaici con i principali attori del sistema e con le altre istituzioni nazionali. Il fine è quello di favorire uno scambio di dati e informazioni e promuovere un aggiornamento del quadro normativo di riferimento.

Con l’obiettivo di garantire una maggior trasparenza, il GSE sta provvedendo anche alla definizione di un’apposita sezione sul proprio sito in cui verranno pubblicate tutte le principali informazioni sull’ammontare delle quote a garanzia in corso di trattenimento. Quote che sono finalizzate ad assicurare la copertura dei costi di gestione dei Raee derivanti dagli impianti fotovoltaici incentivati in Conto Energia.

Per consultare il documento aggiornato clicca qui.

Fonte: Solareb2b.it

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) entro il 2030 il panorama energetico subirà notevoli cambiamenti: il fotovoltaico potrà arrivare a 800 GW di nuovo installato annuale, le energie rinnovabili faranno quasi il 50% del mix elettrico mondiale, si venderanno più pompe di calore che caldaie alimentate a combustibili fossili, gli investimenti nell’eolico offshore saranno il triplo di quelli in nuove centrali elettriche a gas e carbone, le auto elettriche saranno dieci volte quelle di oggi.

“La transizione verso l’energia pulita sta avvenendo in tutto il mondo ed è inarrestabile. Non è una questione di ‘se’, è solo una questione di ‘quanto presto’ e prima è, meglio è per tutti noi”, ha affermato Fatih Birol, direttore esecutivo della IEA.

Non a caso, per quanto riguarda la domanda globale di carbone, gas e petrolio, è previsto il raggiungimento di un picco nel corso del decennio; nello stesso scenario, la quota di combustibili fossili è destinata a vedere una riduzione dall’80% al 73% entro il 2030. 

Nonostante il panorama energetico sia positivo, è necessario un adeguato supporto e coinvolgimento da parte di governi, aziende ed investitori per riuscire a rispettare gli impegni climatici internazionali. 

Questa esigenza, purtroppo, non coincide con gli obiettivi delle grandi compagnie energetiche, americane in particolare. Secondo la IEA, infatti, servirebbero politiche più forti per ridurre la domanda di combustibili fossili, che rimane comunque elevata.

Seppur l’obiettivo sia possibile ma difficile da raggiungere, la Iea nel World Energy Outlook appena pubblicato, propone cinque punti fondamentali da raggiungere entro il 2030:

  1. triplicare la capacità rinnovabile globale;
  2. raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica;
  3. ridurre del 75% le emissioni di metano derivanti dalle attività legate ai combustibili fossili;
  4. meccanismi di finanziamento innovativi e su larga scala per triplicare gli investimenti in energia pulita nelle economie emergenti;
  5. misure per uscire gradualmente dai combustibili fossili, inclusa la fine delle nuove approvazioni di centrali elettriche alimentate a carbone.

Grazie a questi interventi, le fonti rinnovabili dovrebbero contribuire per l’80% alla nuova capacità di produzione di energia al 2030, con il fotovoltaico che rappresenterà più della metà di questa espansione.

Fonte: QualEnergia.it

La Proposta Francese

La notizia è stata diffusa circa due settimane fa e ha fatto discutere; Il governo francese, primo in #Europa, ha deciso di prendere di petto il problema della crescita delle auto cinesi. Se già l’UE aveva evidenziato che la spinta di Pechino avrebbe messo in dura difficoltà i nostri mercati non si era arrivati ad una soluzione. 

Il governo di Emmanuel Macron invece ha trovato la giusta chiave per contrastare questa ascesa. Incentivi si e anche generosi,  ma solo se le macchine per essere prodotte non hanno prodotto alti tassi di inquinamento. Questa la mossa per mettere in scacco Pechino che usa ancora moltissimo carbone e di conseguenza produce CO2 per realizzare le sue vetture ecologiche.

Nonostante il protezionismo di questa manovra e i risultati che andranno verificati nel tempo di certo almeno dal punto di vista del marketing iniziale, pare una mossa vincente.
Per questo anche il Governo italiano sta pensando di accodarsi alla Francia con un decreto che lavori nella stessa direzione. 

La via Italiana

Bonus e incentivi si sa che da noi sono sempre andati forte e per questo una misura che amplia, ancora di più, l’acquisto di veicoli elettrici probabilmente avrà una buona risposta da parte degli acquirenti italiani.

Il problema legislativo ovviamente è già in fase di valutazione perché per le leggi dell’Unione Europea sul libero scambio non è possibile favorire produttori locali, ma il Governo francese ha gia risposto che il loro decreto rispetta le indicazione dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e perciò è del tutto lecito.

I dubbi dell UE

Ora c’è solo da attendere cosa proporrà il governo di Giorgia Meloni ma anche che posizione prenderà l’UE che certamente non si trova in una posizione facile visto che entrambe le ragioni, quella della tutela dei produttori europei cosi come quella dellimport/export sono di grande rilevanza.

Fonte: Energia Oltre

Nei giorni scorsi si è parlato di un primato italiano nella capacità di riciclo di alcune materie prime, che ha mostrato conferme e smentite in poche ore. Infatti se è vero che ogni anno il nostro paese guida le classifiche del riciclo in vari settori la distribuzione a macchia di leopardo spesso non ci premia.
Ma entriamo nel dettaglio con due esempi virtuosi, il riciclo dei rifiuti nel nostro paese è arrivato ormai a toccare il 72% contro una media #UE del 53% e in alcuni settori facciamo ancora meglio.
Da un recente report di #Legambiente escono due settori più virtuosi di altri, quello del riciclo delle capsule esauste di caffè in alluminio, materiale riciclabile al 100% che grazie ad una partnership tra Nespresso, il CIAL (consorzio italiano imballaggi in alluminio)  e il CIC (consorzio italiano compostatori) ormai dal 2011 porta avanti un sistema virtuoso di recupero delle materie prime.
Così come quello del CONOU (consorzio nazionale oli  minerali usati) che fa registrare all’Italia un dato sorprendente: il 98% di riciclo degli oli usato contro una media europea ferma al 60%.

Se dalla prospettiva italiana questa è un'ottima notizia, solo ieri ne è arrivata una meno lusinghiera dal Festival CIRCONOMIA, che ha aperto le porte a Alba (CN) e continuerà con ospiti illustri fino al 23 Settembre.

La presentazione del report CIRCONOMIA ieri 14 Settembre 2023

L’italia ha perso il primato nell'economia circolare, a favore dell’Olanda che ha dimostrato più costanza e compattezza nella corsa della #transizioneecologica. Se restiamo perciò leader nel riciclo di alcuni materiali specifici, siamo un paese che nel complesso consuma ancora troppe energie fossili. Si è parlato anche di #rinnovabili , che nonostante gli sforzi continui continuano a crescere meno della media europea, insomma una buona notizia ma con un finale meno lieto. Nonostante la brusca frenata dell’ultimo periodo resta comunque ottima la posizione del nostro paese che deve però ritrovare il passo giusto per non perdere altro terreno.

Chi segue quotidianamente le notizie energetiche ne avrà già sentito parlare in modo approfondito, nei giorni scorsi è tornato alto l’interesse per l’eolico e in particolar modo per gli investimenti offshore. Ovvero quegli impianti che vengono installati in mare di fronte alle nostre coste. 

Tra le battaglie di chi ha dichiarato guerra all’eolico perché, a parer loro, deturpa il paesaggio e chi sostiene invece che la transizione ecologica è possibile solo se si impiegano tutte le tecnologie verdi in campo, una conferma arriva da recenti studi commissionati da Legambiente, WWF e greenpeace che vedono l’eolico offshore in un ruolo fondamentale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione che ci siamo dati.

Si parla di creare 51Gw di potenza da questa fonte, divisi tra 41 onshore e 10 offshore e anche se i numeri possono sembrare alti se si guardano le richieste già giunte a Terna l’obiettivo è a portata di mano. Il ruolo maggiore ora lo devono giocare le autorità di controllo che devono consentire lo snellimento delle pratiche, senza ovviamente soprassedere ai controlli doverosi sull’operato degli appalti.

Sicilia, Sardegna e Puglia attualmente sono le regioni dalle quali sono arrivate più richieste al vaglio degli operatori, i dati di marzo 2023 parlano di un totale di 78 Gw di potenza richiesta solo da queste tre regioni.
Tante richieste per i più diversi motivi non andranno a buon fine ma a fronte di una richiesta complessiva così alta, si può puntare decisamente su questa risorsa energetica.

Alcuni esempi di come le pale eoliche offshore possono essere installate

All’interno del settore poi i progetti giunti si dividono tra chi propone un eolico offshore classico e chi punta alle piattaforme galleggianti che favoriscono produzioni energetiche più alte grazie alla sola capacità di intercettare i venti.

Infine una spinta ulteriore verso questi investimenti con il beneplacito anche delle associazioni ambientali viene dalle ottime notizie in tema di riciclo delle vecchie pale attualmente in uso. 

L’azienda olandere Vestas ha infatti presentato un sistema di riciclo per le pale epossidiche che grazie ad un processo chimico punto a scomporre la resina rendendola totalmente riutilizzabile per i nuovi impianti e chiudendo un circolo virtuoso di produzione.

Fonte: QualEnergia.it

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